Intervista del 2015 al settimanale Idea


Con il romanzo Un’altra estate (EEE, 2013) Paolo Ferruccio Cuniberti ci proietta nella Torino della Fiat e del miracolo economico, dove si intrecciano le vicende di un ragazzo proveniente dalle Langhe e di una giovane di origini siciliane: fra integrazione, salti generazionali, e ricordi, la storia dei due personaggi diventa lo specchio di una società in continua e vertiginosa evoluzione, pur nella tensione emotiva ed esistenziale verso le proprie radici. Abbiamo incontrato l’autore per conoscere, attraverso le sue parole, qualcosa in più riguardo alla sua opera.

Partiamo dal suo ultimo romanzo, Un’altra estate (2013). È ambientato negli anni 60 e racconta, attraverso le vicende dei due protagonisti, la storia del nostro paese durante quel decennio. Quanto c’è di autobiografico e quanto di letterario?

Io sono nato sotto la Mole alla fine degli anni 50 da genitori provenienti dal Roero. Benché io non abbia mai fatto il contadino le mie radici sono ben presenti nella mia formazione, ho pescato molto dall’esperienza personale e familiare e dai racconti degli amici. Allo stesso modo ho lavorato per la parte siciliana del romanzo, avendo una moglie figlia di immigrati al Nord. Detto questo, tutta la vicenda è inventata, ed è quindi “letteraria”. Quel che mi interessava non era ricostruire stucchevoli nostalgie personali, ma raccontare, in forma narrativa, quel fenomeno storico avvenuto negli anni 60 che è stato definito “fine della civiltà contadina”. Un mondo che è finito contestualmente al nord come al sud.

Il romanzo si inserisce in una sorta di trilogia, iniziata con Body and soul (2011), ambientato negli anni 70, e Indagine su Anna (2012), ambientato negli anni 80. Era nel piano iniziale coprire questo arco trentennale?

Inizialmente non ho pianificato una trilogia. Mi sono reso conto che dovevo completare questo arco narrativo dopo aver scritto Indagine su Anna. Se in Body and soul si racconta del clima sociale di ideali e incertezze, anche sperimentale, di quegli anni, in Indagine su Anna si analizza il disfacimento dei vecchi valori, come il matrimonio e la famiglia, con il dubbio che non si sia trovato niente di meglio; sembra un giallo con risvolti erotici, ma in realtà parla di altro. Il giallo è quello che siamo diventati. Scavando nel tempo recente non potevo non arrivare alla radice del problema che è quel radicale cambiamento avvenuto nel dopoguerra.

Uno dei fili conduttori della sua narrativa sembra essere la città di Torino, attraversata da eventi, generazioni, mode. Che ruolo riveste per lei questa città?

Come dicevo, è la città in cui sono nato e cresciuto, quindi la conosco bene. Molto spesso si parla di Torino come di città-laboratorio che ha segnato dei modelli per il resto d’Italia. Credo che al di là del luogo comune ci sia molto di vero, e che perciò narrare la mutazione antropologica degli italiani attraverso la mia città sia interessante. Oggi, ad esempio, abbiamo appena finito di metabolizzare l’integrazione dei meridionali (direi con successo), che già si presenta la questione dell’immigrazione dai paesi poveri e disastrati. Il laboratorio continua, ma non ho dubbi che ce la faremo perché l’intelligenza prevale sempre a lungo termine.

In Un’altra estate fanno capolino anche le Langhe. Qual è il suo rapporto con questo territorio e con gli scrittori che prima di lei l’hanno raccontato (Pavese, Fenoglio, Revelli…)?

Le mie colline spuntano un po’ in tutti i miei romanzi, non riesco a eluderle! Confrontarsi con i grandi nomi che hanno dato gloria letteraria alle Langhe non è facile, ci si inchina con umiltà. Io sono un sostenitore di un rilancio dei Parchi Letterari a loro dedicati perché il riconoscimento UNESCO è arrivato anche grazie ai luoghi letterari descritti da quegli autori. Mi fa piacere che lei citi Nuto Revelli, perché negli ultimi anni si è forse un po’ appannata l’attenzione al suo lavoro, che non è stato narrativo in senso stretto, ma ha fatto narrazione delle vite reali. I suoi Il mondo dei vinti e L’anello forte sono dei monumenti da rileggere come i romanzi di Primo Levi. Naturalmente oggi si deve anche guardare oltre e non crogiolarsi sugli allori del passato. E non tutto tra Langhe e Roero è perfetto, la gente va sensibilizzata.

Fra i suoi interessi extra-letterari spicca quello per la cultura popolare, culminante nella raccolta di saggi Orsi, spose e carnevali (2013). Che importanza hanno per lei lo studio e la conservazione delle tradizioni? Che peso hanno questi elementi nella stesura dei suoi romanzi?

La mia attività di scrittore è iniziata con la saggistica, con articoli sulle tradizioni popolari, solo in un secondo tempo sono arrivato alla fiction. Studiare la cultura popolare per me è stata una indispensabile riflessione personale sulla storia e sulle espressioni umane. In parte queste riflessioni le sto traducendo nei romanzi. Ritengo necessario sapere e non dimenticare chi siamo stati e da dove veniamo. Per altri versi sono consapevole che la società e le culture umane sono in movimento costante e che il mondo continua a correre nel tempo. La conservazione fine a se stessa non mi affascina molto, ma mi irrita la perdita di memoria. Mai come in questi anni, infatti, si è parlato tanto di “memoria”.

Ha altri progetti in cantiere? Può anticiparci qualcosa?

Per oltre un anno mi sono dedicato principalmente alla promozione di Un’altra estate, portandolo anche in Sicilia. Ci tornerò prossimamente per il festival di letteratura di Sciacca (LetterandoinFest dal 26 al 28 giugno ndr), dove potrò riabbracciare dei veri amici. Naturalmente sto già pensando ad altro, e da alcuni mesi sto lavorando a un nuovo romanzo che avrà ambientazione e periodo temporale molto lontani dai libri precedenti: il Cile inesplorato della seconda metà dell’Ottocento. Delle mie radici manterrò solo l’origine del protagonista, che avrà anche il nome di un mio bisnonno veterinario, in una storia ispirata al nascente darwinismo e alla scoperta di una nuova antropologia del mondo. Un romanzo di fiction storica in cui resterà imprescindibile il forte collegamento ideale con i miei  interessi di sempre.

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